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Per i pazienti affetti da IPF poter accedere a terapie farmacologiche innovative è importante, ma non è l’unico aspetto della cura. Esistono anche tutta una serie di buone norme di vita, accorgimenti pratici e interventi di supporto che possono aiutare a stare meglio più a lungo.

Innanzitutto, chi soffre di IPF deve seguire uno stile di vita il più possibile sano, che permetta di mantenere l’organismo nelle migliori condizioni, nonostante la malattia respiratoria. Se si è fumatori, è cruciale smettere per non aggiungere ulteriore danno al tessuto polmonare già compromesso e non ridurre ulteriormente l’ossigenazione del sangue. Non importa se si è forti fumatori da decenni: a qualunque età, smettere di fumare ha risvolti positivi sulle vie respiratorie e sull’organismo in generale. Per riuscire a smettere serve molta determinazione, ma il medico saprà consigliare prodotti e strategie in grado di rendere l’impresa un po’ meno ardua.

Altrettanto importante è seguire programmi di riabilitazione polmonare, per migliorare la capacità respiratoria residua, e seguire un’alimentazione sana e bilanciata, al fine di mantenere un corretto peso corporeo.

I pazienti con IPF presentano un rischio particolarmente elevato di malattie respiratorie e dovrebbero sottoporsi almeno una volta alla vaccinazione antipneumococcica (che offre una protezione dalle principali forme di polmonite per almeno cinque anni) e, annualmente, alla vaccinazione antinfluenzale stagionale. Anche smettere di fumare aiuta a ridurre il rischio di infezioni respiratorie.

Inoltre, compatibilmente con lo stato fisico generale e la capacità respiratoria, è importante svolgere regolarmente attività fisica, sia per mantenere/potenziare la capacità respiratoria residua e la funzionalità generale sia per contrastare l’indebolimento muscolare che accompagna la malattia (soprattutto in età avanzata).

Mantenere una dieta composta da cibi nutrienti, ma digeribili, fare pasti leggeri e cercare di muoversi un po’ ogni giorno (in particolare, dopo i pasti) aiuta anche i pazienti a ridurre i disagi della malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE).

Un altro consiglio, per limitare i fastidi durante la notte, è dormire con la testa e le spalle leggermente sollevate rispetto al resto del corpo. Se, nonostante questi accorgimenti pratici, l’acidità gastrica e il reflusso persistono, il medico potrà prescrive farmaci antiacidi/antireflusso.

Ricevere una diagnosi di IPF e convivere quotidianamente con la malattia può non essere facile a livello psicologico ed emotivo. Parlare dei propri timori e delle proprie difficoltà con le persone care può essere di grande aiuto, ma spesso può essere necessario avvalersi anche di un supporto psicologico. Questo è importante soprattutto quando la malattia porta all’insorgenza di vera e propria depressione, che inevitabilmente riduce ancora di più la qualità di vita e le possibilità del paziente di reagire positivamente.

Un importante aiuto su questo fronte può essere offerto anche dalle Associazioni di pazienti con IPF, attraverso le quali è possibile condividere esperienze con altre persone che stanno affrontando gli stessi problemi e sentirsi meno soli, nonché ottenere indicazioni sugli specialisti a cui rivolgersi.

 

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Bibliografia