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Tomografia computerizzata: quando e perché è indicata per la diagnosi dell’IPF

Cos’è?

La tomografia computerizzata (TC) (chiamata solitamente “TAC”, perché in passato la dicitura usata era Tomografia Assiale Computerizzata) è una procedura radiologica che permette di ottenere immagini trasversali, ovvero sottili “fettine”, della parte del corpo da esaminare. Ciò avviene grazie all’esecuzione di tante radiografie in serie. Le immagini delle sezioni vengono poi registrate ed elaborate, tramite un sistema computerizzato. L’apparecchiatura è costituita da tre elementi principali: il “gantry” (una sorta di cilindro che emette raggi X), il lettino su cui viene posizionato il paziente e la postazione dove lavora il tecnico radiologo. 


Come funziona?

L’esame consiste quindi nell’esecuzione di tante radiografie (raggi X), che vengono realizzate da una struttura cilindrica, mentre si sta distesi su un lettino che, lentamente, scorre all’interno del cilindro stesso. I raggi emessi vengono captati da appositi ricevitori che misurano la radiazione che ha attraversato il corpo, attenuata in maniera diversa a seconda del tipo di tessuto incontrato.

Per l’esame del torace, alla persona viene chiesto alla persona di assumere una posizione supina (a pancia in su). Possono però essere richieste anche tomografie in posizione prona (a pancia in giù) o laterale, per studiare meglio determinate possibili alterazioni polmonari.


Il polmone e i suoi vicini

Lo studio del torace, attraverso la TC, è mirato non solo ai polmoni, ma anche alle strutture e agli organi a essi vicini. In particolare, all’interno della gabbia toracica, i polmoni sono avvolti da un doppio foglietto chiamato “pleura” (pleura parietale, distesa sulla parete interna del torace, e pleura viscerale, che riveste direttamente i polmoni), e sono in contiguità con diversi organi: al centro c’è il cuore e altre strutture definite “mediastiniche”, posteriormente c’è la colonna vertebrale; in basso, i polmoni sono separati dagli organi addominali per mezzo del diaframma. Tutti questi elementi vengono attentamente esaminati con la TC e, sul referto, ne vengono descritte le caratteristiche e le eventuali anomalie.


Perché è meglio di una radiografia?

Rispetto alle consuete radiografie, la TC offre una migliore definizione della densità dei tessuti, quindi permette di distinguere meglio eventuali alterazioni. La risoluzione della maggior parte degli apparecchi per TC è di circa 1 millimetro ma, con ulteriori procedure di elaborazione al computer, e possibile riconoscere dettagli isolati di dimensioni nell’ordine dei decimi di millimetro.


Quando si esegue la TC con mezzo di contrasto?

La TC con mezzo di contrasto consiste in una iniezione per via endovenosa di un mezzo di contrasto, prima dell’esecuzione della TC stessa. Il mezzo di contrasto contiene sostanze che aumentano l’assorbimento delle radiazioni (per es. lo iodio) e che, scorrendo nel sangue, consentono di studiare meglio la vascolarizzazione della parte da esaminare.

 


Cos’è l’HRCT?

Recentemente è stata introdotta una variante della TC, definita Tomografia Computerizzata ad Alta Risoluzione (HRCT), che permette di acquisire immagini con altissima qualità e definizione, senza la necessità di utilizzare il mezzo di contrasto. Questa metodica è infatti in grado di eseguire scansioni di sezioni molto più sottili della TC tradizionale. Ovviamente, data la più elevata qualità delle immagini, comporta una maggiore quantità di raggi X e un tempo di esecuzione più lungo, rispetto alla comune TC.


Quando si esegue l’HRCT?

Data la sua grande accuratezza, la HRCT trova impiego soprattutto per indagare le patologie polmonari, in particolare la fibrosi polmonare, l’enfisema (in cui si verifica un danno della parete degli alveoli, che compongono i polmoni), le bronchiectasie (ovvero dilatazioni delle diramazioni dei bronchi) e i noduli (lesioni dovute a svariate patologie).


Qual è l’utilità dell’HRCT nell’IPF?

La HRCT è ritenuta oggi un’indagine fondamentale per la diagnosi della fibrosi polmonare idiopatica (IPF). L’utilità della HRCT nei pazienti con IPF non si limita però soltanto alla diagnosi, ma permette al medico, considerando le condizioni cliniche globali del paziente, di stimare l’andamento della malattia nel tempo e l’efficacia delle eventuali terapie.


Quali sono i segni dell’IPF, rilevanti con l’HRCT?

Nei pazienti con IPF, la HRCT mostra tipicamente la presenza di alterazioni definite fibrotiche (ovvero tessuto cicatriziale, che appare come immagini di colore bianco o grigio chiaro) in entrambi i polmoni, definite come:

  • opacità reticolari, simili quindi a una rete
  • opacità “a nido d’ape” (chiamate anche con il termine inglese “honeycombing”), simili quindi a un raggruppamento delle classiche celle di api
  • opacità simili a vetro smerigliato, simili quindi a un vetro appannato

Bibliografia

Hochhegger B, Marchiori E, Zanon M, et al. Imaging in idiopathic pulmonary fibrosis: diagnosis and mimics. Clinics (Sao Paulo) 2019;74:e225. Free PMC Article

Raghu G, Collard HR, Egan JJ, et al. An official ATS/ERS/JRS/ALAT statement: Idiopathic pulmonary fibrosis: Evidence-based guidelines for diagnosis and management. Am J Respir Crit Care Med2011;183:788–824

Devaraj A. Imaging: how to recognise idiopathic pulmonary fibrosis. Eur Respir Rev 2014;23:215-219.

Diano PL, Bossi R. Il consenso informato in broncopneumologia. Mediamix Ed. 1994.

 

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