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Fibrosi polmonare idiopatica e vaccinazioni

Nel 2017, con il Piano nazionale prevenzione vaccinale 2017-2019 (PNPV), l’Italia si è impegnata in un importante progetto che prevede di ridurre o eliminare il carico di tutte quelle malattie infettive per le quali è disponibile un vaccino. Alcune di queste vaccinazioni sono particolarmente indicate per le persone affette da Fibrosi polmonare idiopatica (IPF). In particolare, i pazienti con IPF dovrebbero sottoporsi, una volta nella vita, alla vaccinazione antipneumococcica e, annualmente, alla vaccinazione antinfluenzale stagionale.

 

Vaccinazioni obbligatorie e facoltative

Il Decreto legge 7 giugno 2017, n. 73, Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, come modificato dalla Legge di conversione 31 luglio 2017, n. 119 – denominato più sinteticamente “Decreto vaccini” – ha definito le nuove indicazioni sulle vaccinazioni in Italia.

Per i bambini da zero a 16 anni è prevista la somministrazione gratuita di 10 vaccinazioni obbligatorie e 4 facoltative.

 

 

Piano nazionale prevenzione vaccinale 2017-2019 (PNPV)

Oltre alle vaccinazioni obbligatorie e facoltative per tutti i bambini, il Piano prevede azioni specifiche per le fasce di popolazione considerate a maggior rischio per determinate infezioni. Per esempio, la vaccinazione anti-Papillomavirus per gli adolescenti (maschi e femmine) e quelle anti-Pneumococcica e anti-Herpes Zoster nei soggetti di 65 anni di età. A ciò si aggiunge il consueto impegno a offrire una copertura sempre maggiore contro gli attacchi stagionali del virus influenzale.

 

 

Vaccinazioni particolarmente utili per i malati di IPF

Come noto, la fibrosi polmonare idiopatica (idiopathic pulmonary fibrosis, IPF) è una malattia respiratoria cronica severa che colpisce i polmoni, riducendo progressivamente la capacità respiratoria e rendendo, quindi, via via più difficile svolgere le comuni attività quotidiane. Purtroppo, non esistono attualmente cure in grado di far guarire la fibrosi polmonare idiopatica né di arrestarne l’evoluzione in modo definitivo. Tuttavia, grazie a nuovi farmaci (in particolare, nintedanib e pirfenidone) si può migliorare il decorso della malattia. Al tempo stesso, è possibile cercare di evitare e prevenire tutte quelle condizioni che possono favorire la progressione dell’IPF.

Tra i trattamenti di sostegno si raccomandano la riabilitazione, l’eventuale ossigeno-terapia, e riabilitazione), il trattamento delle possibili patologie concomitanti (in particolare, il reflusso gastro-esofageo e le apnee notturne) e, ovviamente, la vaccinazione contro malattie prevenibili, che potrebbero complicare le condizioni generali e, in particolare, dell’apparato respiratorio.

A tale riguardo, vengono soprattutto raccomandate la vaccinazione antipneumococcica, che può avere una validità permanente (basta vaccinarsi una volta nella vita) e la vaccinazione antinfluenzale stagionale, che richiede invece un richiamo annuale. Queste vaccinazioni hanno particolare rilevanza perché rivolte contro infezioni che aggrediscono direttamente l’apparato respiratorio. Vanno però considerate anche altre vaccinazioni, in quanto la condizione debilitante dell’IPF può esporre la persona anche a ulteriori infezioni (come quella da herpes zoster) che possono complicare notevolmente il suo stato di salute generale e la sua qualità di vita.

Per avere ulteriori dettagli sulle vaccinazioni consigliabili e disponibili per i malati di IPF, è opportuno rivolgersi al proprio medico curante e/o al centro vaccinale più vicino.

Viene comunque qui riportata una breve rassegna delle vaccinazioni più indicate per le persone con patologie croniche respiratorie, quali l’IPF.

 

Popolazioni a rischio

La categoria dei gruppi di “popolazioni a rischio” è costituita da individui che presentano determinate caratteristiche (per esempio, età superiore a 65 anni) e particolari malattie (cardiovascolari, respiratorie – quali l’IPF –, metaboliche, immunodepressione ecc.) che li espongono a un aumentato rischio di contrarre malattie infettive invasive e sviluppare complicanze gravi. La prevenzione di tali malattie infettive attraverso le vaccinazioni rappresenta una priorità in ambito di Sanità Pubblica.

 

 

Vaccinazione anti-influenzale

 

L’influenza si presenta ogni anno con caratteristiche di diffusione e aggressività, differenti in funzione del tipo di virus circolante. La composizione del vaccino è definita in base al virus che ha provocato epidemie influenzali nell’emisfero terrestre opposto al nostro. Esistono infatti tre tipi di virus dell’influenza, A, B e C, ma vanno incontro a mutazioni antigeniche più o meno frequenti che costringono ad aggiornare annualmente il vaccino.

La campagna di vaccinazione si colloca tra ottobre e dicembre di ogni anno con aggiustamenti in base all’andamento dell’epidemia. In Italia interessa, ogni anno, circa l’8% della popolazione generale, con circa 8.000 decessi, correlabili all’infezione stessa e alle sue complicanze, soprattutto tra gli anziani e i soggetti a rischio.

La vaccinazione anti-influenzale è in grado di ridurre complicanze, ospedalizzazioni e morti dovute a tale infezione, e deve essere effettuata nella stagione autunnale (periodo ottobre-dicembre), ogni anno.

 

Vaccinazione anti-pneumococcica

Lo Pneumococco è un batterio che si trasmette per contatto diretto e goccioline respiratorie. Il batterio causa principalmente patologie a carico delle vie respiratorie, prima fra tutte la polmonite; tuttavia, gli pneumococchi sono coinvolti anche in malattie più lievi, come congiuntivite, otite e sinusite, o in patologie invasive ancor più gravi quali infezioni del sangue e meningite.

La vaccinazione pneumococcica può essere offerta simultaneamente alla vaccinazione anti-influenzale, ma può anche essere somministrata singolarmente e in qualsiasi periodo dell’anno. Inoltre, l’anti-pneumococcica – a differenza dell’anti-influenzale che ha una validità annuale –, secondo le attuali indicazioni, si somministra in dose singola una sola volta nella vita.

 

Vaccinazione anti-zoster

L’Herpes Zoster è una malattia debilitante causata dalla riattivazione del virus della varicella, che rimane silente nei gangli del sistema nervoso. Anche se non dà specifiche complicanze a livello respiratorio, l’importanza di questo virus va considerata anche per le persone affette da malattie respiratorie croniche. Infatti, la presenza di malattie debilitanti (quali l’IPF) può aumentare il rischio di patologia da Herpes Zoster e aggravarne la gravità dell’infezione.

La vaccinazione contro l’Herpes Zoster nei soggetti a rischio è raccomandata a partire dai 50 anni di età e, in generale, a tutti gli ultra 65enni. La vaccinazione è in grado di ridurre di circa il 65% i casi di nevralgia post-erpetica, che è una delle complicanze più frequenti e debilitanti della malattia, e circa il 50% di tutti i casi clinici di zoster.

 

Vaccinazioni contro altre infezioni respiratorie

 

Il Piano vaccinale comprende altre due vaccinazioni contro germi particolarmente importanti per le infezioni che possono causare alle vie respiratorie, ovvero quella contro l’Haemophilus Influenzae e quella contro la Pertosse. Tuttavia, in Italia queste infezioni sono ormai incluse come obbligatorie per l’infanzia e fortunatamente hanno ormai un’incidenza molto bassa. Nel 2015 sono stati segnalati solo 131 casi Haemophilus influenzae e meno di 1.000 di Pertosse (con letalità inferiore a 1/1000). La raccomandazione per questo tipo di vaccinazioni è limitata alla prima infanzia.

 

 

Bibliografia di riferimento