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Come si affronta l’IPF, la malattia che ha colpito Dario Fo

La recente scomparsa di Dario Fo, il premio Nobel milanese, è nota a tutti. Forse meno noto è che Dario Fo era affetto da IPF.

Sul sito Corriere.it, il Dr. Sergio Harari (ospedale San Giuseppe, Milano) risponde ai dubbi di un lettore che chiede cosa sia l’IPF. “è una patologia caratterizzata dalla sostituzione del normale tessuto polmonare con tessuto fibrotico, come se una cicatrice sostituisse un tessuto sano, che colpisce almeno 15.000 persone in tutta Italia”, spiega Harari. ” La ragione di questa «cicatrizzazione» è sconosciuta. Sappiamo solo che la malattia compare più frequentemente dopo i 60 anni d’età e in chi ha fumato”.

Ma come ci si accorge di avere questa malattia? “I primi sintomi sono spesso ingannevoli e generici: un po’ di tosse, mancanza di fiato da sforzo che progressivamente va peggiorando, stanchezza”, chiarisce il Dott. Harari.

“Spesso i pazienti sottovalutano questi disturbi. Tuttavia, basterebbe un’attenta visita specialistica per far nascere il dubbio che possa trattarsi di IPF. I dottori infatti possono sentire, ascoltando il torace, un suono molto tipico, i “crepitii a velcro distaccato“, un rumore simile a quello prodotto da due fogli di velcro quando vengono separati.

Una radiografia del torace, una TAC e degli esami del respiro aiutano poi definire la diagnosi”. E per quanto riguarda la prognosi? “L’IPF può avere un andamento molto variabile da paziente a paziente.

Quando poi peggiora porta all’insufficienza respiratoria: bisogna fare uso dell’ossigeno e nei casi più gravi può essere necessario un trapianto polmonare, quando l’età lo consente (ma questo ovviamente non era il caso di Fo).

È importante rivolgersi a un centro specializzato, con esperienza nella prescrizione di farmaci antifibrotici, molecole cioè in grado di rallentare il corso della malattia. Sono poi in corso altre ricerche su nuove molecole, con buone aspettative. Però molto resta ancora da fare”, conclude Harari.

 

Pubblicato il 25 ottobre 2016