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Esacerbazioni di IPF: la sopravvivenza migliora senza corticosteroidi

Fino a poco tempo fa, i corticosteroidi erano annoverati tra i trattamenti potenzialmente, seppur limitatamente, utili per gestire la fibrosi polmonare idiopatica (IPF). Dati raccolti negli ultimi anni, tuttavia, hanno dimostrato che questa classe di farmaci è, non soltanto inefficace e associata a noti effetti collaterali, ma addirittura in grado di determinare un peggioramento della sopravvivenza. Su questa base, le linee guida di trattamento dell’IPF recentemente aggiornate raccomandano espressamente di non utilizzare corticosteroidi né altri farmaci immunosoppressori, come azatioprina. I risultati di uno studio focalizzato sulla gestione delle esacerbazioni dell’IPF condotto presso la National and Kapodistrian University di Atene (Grecia) conferma la correttezza di questa indicazione anche nel contesto delle riacutizzazioni: eventi caratterizzati da un improvviso e generalizzato peggioramento del danno alveolare, estremamente complessi da gestire e spesso associati a esito infausto.

Esaminando retrospettivamente i tassi di sopravvivenza dei pazienti ricoverati tra il 2007 e il 2013 presso l’Attikon University Hospital di Atene per un’esacerbazione di IPF confermata secondo i criteri ATS/ERS 2011 (Raghu G et al. Am J Respir Crit Care Med, 2011;183:788-24), è stato osservato che, sia considerando le esacerbazioni come eventi unici sia considerando i singoli pazienti, l’esito era migliore nei casi in cui non erano mai stati assunti farmaci immunosoppressori. In particolare, nel primo caso, il tasso di sopravvivenza globale era del 50%, ma scendeva al 25% per gli eventi occorsi in pazienti trattati in precedenza con corticosteroidi, mentre saliva al 75% nel caso di esacerbazioni in pazienti che non avevano mai assunto questi farmaci (p=0,041). Considerando i singoli pazienti, i tassi di sopravvivenza corrispondenti erano pari rispettivamente al 35,3%, al 27,3% e al 50% (p=0,685).

Esaminando la storia delle terapie assunte nei diversi casi, è risultato evidente che l’impiego di immunosoppressori influenzava sfavorevolmente la sopravvivenza (p=0,035). Tutti i pazienti ricoverati per un’esacerbazione di IPF arruolati nello studio sono stati gestiti con un identico protocollo che prevedeva l’immediata interruzione della terapia immunosoppressiva (se in corso), la somministrazione della migliore terapia di supporto e di antibiotici ad ampio spettro e la valutazione approfondita di ogni possibile fattore modificabile alla base del peggioramento. Dopo la dimissione dal ricovero per esacerbazione, il tasso di sopravvivenza a un anno riscontrato nella casistica considerata è stato pari all’83%.

Fonte: Papiris SA et al. Survival in Idiopathic pulmonary fibrosis acute exacerbations: the non-steroid approach. BMC Pulm Med, 2015;15(1):162. doi:10.1186/s12890-015-0146-4 (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4678631/pdf/12890_2015_Article_146.pdf)

 

Pubblicata il 13 gennaio 2016