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Conferme d’efficacia per i nuovi farmaci contro la fibrosi polmonare

Negli ultimi anni, due farmaci antifibroticinintedanib e pirfenidone, hanno aperto nuove speranze nella cura della fibrosi polmonare idiopatica (IPF), permettendo per la prima volta di modificare il decorso clinico di una malattia rapidamente evolutiva e apparentemente inarrestabile. Grazie all’introduzione in pratica clinica di queste due nuove molecole, oggi è possibile frenare la progressione dell’IPF, offrendo ai pazienti un miglioramento della qualità di vita e della sopravvivenza.

Nuovi dati presentati in occasione dell’American Thoracic Society International Conference – ATS 2016 (San Francisco, Stati Uniti,13-18 maggio) confermano la sicurezza e l’efficacia di nintedanib e pirfenidone già dimostrate nei trial registrativi, avvalorando ulteriormente l’appropriatezza di questi preziosi interventi farmacologici. In particolare, 12 abstract relativi a nintedanib presentati all’ATS 2016 hanno confermato la capacità di questo farmaco di: ridurre l’end point composito comprendente il declino della capacità vitale forzata (FVC) >10% e la mortalità; di rallentare il deterioramento della funzionalità polmonare indipendentemente dalla severità della malattia all’inizio del trattamento; di ridurre del 43% rispetto al placebo il rischio di riacutizzazioni (notoriamente associate a un’accelerazione dell’evoluzione della malattia e a un aumento della mortalità).

Oltre a queste rassicurazioni di efficacia emerse da sottoanalisi degli studi del programma di sviluppo clinico INPULSIS, dati post marketing derivanti dall’esperienza maturata su 6.700 pazienti con IPF trattati con nintedanib nel mondo ribadiscono il buon profilo di sicurezza ed efficacia della terapia, in un contesto di real life.

Anche per pirfenidone, i risultati di nuove analisi degli studi di fase III ASCEND e CAPACITY, presentati all’ATS 2016, supportano la sicurezza del trattamento, in particolare sul piano cardiovascolare e dei sanguinamenti, segnalando un rischio di eventi avversi sovrapponibile al placebo. Un’evidenza importante per pirfenidone riguarda, poi, la dimostrazione dei vantaggi della terapia non soltanto nei pazienti che riescono a mantenere un declino annuale della FVC <10%, ma anche in quelli che peggiorano maggiormente.

In particolare, è stato osservato che nei pazienti trattati con pirfenidone che vanno incontro a una riduzione di FVC >10% nei primi 6 mesi di terapia vedono, comunque, pressochè dimezzato (-40,5%) il rischio di progressione e di morte per IPF nei sei mesi successivi, se l’assunzione del farmaco viene proseguita. Per finire, ulteriori dati provenienti da studi di fase III segnalano una significativa riduzione dei ricoveri annuali per sintomi respiratori acuti tra i trattati con pirfenidone rispetto al placebo (7% vs 12%; p=0,004).

 

Fonte: American Thoracic Society International Conference – ATS 2016

 

Pubblicata il 25 maggio 2016